PaXeL blog «Nulla misura la grandezza di un traguardo se non il percorso che si è effettuato per raggiungerlo»

The sound of silence

People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared… and no one dare
Disturb the sound of silence

Capire, imperativo primo delle mie giornate… perché alcune linee ferroviarie hanno la linea aerea composta da un cavo singolo e alcune doppio? Buona domanda [giudizio certamente opinabile], ma anche perché ciò che esiste si è dovuto complicare la “vita” nella creazione della vita è una buona domanda [certamente meno opinabile].
Il treno delle 7.08 da Crevalcore a Bologna è pieno di gente, gente che dorme, gente che parla e gente che semplicemente vaga nei pensieri non ancora completamente sveglia [un pò come me].
Oggi è il 3 Dicembre 2009 e chi mi conosce sa che in questa settimana rifletto più del solito [mica difficile] e più interrogativi mi pongo, più apprezzo la bellezza anzi no, la magnificenza di quello che mi circonda. Passo le mie giornate a chiedermi perché siamo qui ma non detesto affatto passare qualche momento libero fregandomene del perché e semplicemente godendomi il fatto che siamo qui.
Qualche giorno fa ho ascoltato un intervento di Steve Jobs [Apple] all’Università di Stanford sviluppato su tre racconti riguardanti vita, amore e morte [se non sbaglio, e fatto da uno che al tempo era appena risuscitato da un tumore prende un certo significato], la morte come fondamentale per la vita, la morte come adattamento, la morte come ricambio, pensare al totale, oltre se stessi pensando al tutto, realizzare che non siamo solo noi, nel nostro piccolo ma elevarsi a pensare che facciamo parte di un tutto, e che sudare per quel tutto a volte può voler dire anche successo personale, per chi è interessato a questo. Alla fine lui e lo zio Bill hanno cambiato il mondo, ognuno a modo suo, qui non voglio giudicare l’operato di uno o dell’altro, ma lo hanno cambiato, 2 persone, due “semplici” persone da un garage. Ci chiediamo spesso cosa possiamo fare, del resto ogni cosa che facciamo rischia di evaporare nei ricordi di generazioni future [People writing songs that voices never shared... and no one dare] ma allora perché alzarsi la mattina, perché vivere, perché ridere e perché piangere, solo per puro spirito di sopravvivenza?
Perché non pensare che in ognuno di noi è innata la speranza di fare qualcosa [People talking without speaking] che possa cambiare le cose, la speranza di avere un garage magico, un pò l’equivalente dei boschi delle favole visto che tutti i racconti della vita reale partono da un garage [ecco forse perché i garage costano tanto]. Pensare ad un’innata forza interna concentrata nel cambiare il mondo sinceramente lo vedo un pò naive, considerando anche la mia razionalità penso più che altro che l’uomo come individuo sociale punti a massimizzare la fitness del gruppo e che ognuno nel suo profondo desideri fare qualcosa che possa cambiare molto di quello che lo circonda e probabilmente la frustrazione dilagante della società deriva anche da questo, da persone “costrette” a fare ciò che non le soddisfa, persone rassegnatesi a non cambiare nulla.
Come organismo che si rispetti la nostra società ha anche le sue malattie, virus, cancri, individui con il solo obiettivo di schernire e inibire le azioni altrui, stereotipando i pensieri e controllando le masse [People hearing without listening].
Cito ancora una parte del discorso di Jobs soprattutto in merito ad una statistica pubblicata di recente in cui vengono riportate le parole più ricercate sul noto motore di ricerca Google. La cosa più raccapricciante è che in Italia molte parole riguardano il Grande Fratello o programmi simili dei quali adesso non ricordo i nomi (e vero che vi è presente anche “terremoto in Abruzzo”, per lo meno la gente si è veramente preoccupata di questo). Vivere la vita degli altri dimenticandoci la nostra, questo è il concetto. Prendiamo Facebook, certamente è utile per organizzare eventi, certamente qualcuno lo utilizza per ritrovare i vecchi amici di un tempo e viaggiare un pò nella memoria ma la stragrande maggioranza della gente, e cito le parole di un mio caro amico, gode nel farsi i cazzi degli altri [francesismi a parte]. E uno dei passi fondamentali del sopracitato discorso di Jobs è proprio un incentivo a vivere la propria vita in maniera attiva, non semplicemente viverla, e vivere la propria vita attivamente non è un invito alla trasgressione e alla ricerca del limite, è semplicemente essere se stessi, da chi trova stimoli nel lanciarsi senza paracadute a chi trova stimoli nel godersi le piccole cose, insomma, essere se stessi.
Certamente ognuno di noi passa del tempo a fantasticare sulla vita di altri, altrimenti non esisterebbe la televisione e neanche la radio, ma tutto ha un limite e, avere il Grande Fratello come una delle parole più cercate, è certamente segnale di vicinanza al limite.
Il sole è definitivamente sorto e il treno per Venezia sta lasciando la stazione di Bologna. Ventitre anni fa la mia vita stava per cambiare, ne in meglio, ne in peggio, stava semplicemente per cambiare e compiere una deviazione decisamente significativa negli eventi che sarebbero avvenuti. Personalmente [per quanto mi sia piaciuto] non condivido la visione del film Sliding Doors, una sorta di predestinazione qualunque siano le azioni compiute, credo di più nel fatto che i fatti della vita portino a scegliere più o meno volontariamente strade dalle quali poi difficilmente si riesca a tornare indietro, ma che ci permettono di crescere, fare esperienza, adattarci e diventare più forti, pronti a sostenere le nuove deviazioni e coglierne le opportunità, semplicemente evolvere. Del resto anche nell’evoluzione vera e propria non mi sembra che si sia mai tornati indietro, la vita si è, e continua, ad evolversi, approfittando di situazioni, perturbazioni, assestamenti e adattamenti, che le permettono di prosperare e qui chiudo con Jobs, occhi sempre aperti e mai smettere di puntare ai nostri obiettivi, per quanto a volte possano sembrare piccoli e umili o utopici e irraggiungibili [questo lo aggiungo io].

Dicembre, un mese particolare, per molti è il mese del Natale, della natività, dei regali [data la portata mediatica dell'evento direi per tutti]. E parlando appunto di regali tra qualche giorno sarò spettatore al concerto dei Deep Purple (biglietto regalatomi dalla mia fidanzata). Molti miei amici non vogliono credere che sia la prima cassetta contenente musica alla quale mi sono appassionato. Mio cugino Daniele [mio cugino mio cugino direte voi] mi regalo il “Live in Japan”, un capolavoro della musica, un disco da sempre simbolo dei ricordi più belli della mia infanzia. A quel tempo [neanche stessi citando il Vangelo] erano due le cassette che si alternavano nel mio walkman, il “Live in Japan” appunto e “Acqua azzurra acqua chiara” [da qualche parte i miei problemi dovranno pur arrivare :-) ], non ricordo esattamente il motivo della seconda, ma era così. La mia scelta più grande, e più inconsapevole era li, tra quelle due cassette, il pallone, una famiglia fantastica [anche se colpita] e le serate [o i pomeriggi] passate seduto sul pavimento ascoltando mio fratello suonare una delle canzoni più belle mai scritte, “The sound of Silence”, che adesso sto ascoltando, venticinque anni dopo, nel mio iPod, e il cerchio si chiude.

Ale

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